Un vecchio spazio industriale dimenticato, nascosto nel silenzio della periferia. Al piano terra, un grande vuoto attraversato dalla luce e dall’edera che entra dalle finestre, come se la natura stesse lentamente riprendendosi ciò che l’uomo ha lasciato indietro. Sotto, un piano interrato più cupo, chiuso da due porte pesantissime in legno e ferro: quasi un passaggio segreto, una soglia verso qualcosa di più oscuro. Con Gabriella, questo luogo è diventato una piccola scena cinematografica: essenziale, decadente, sospesa. Una fabbrica senza più rumore, dove ogni parete sembrava trattenere una memoria e ogni ombra aggiungeva mistero all’immagine.