Un tempo qui il silenzio non esisteva. Le giornate erano scandite dal rumore dei macchinari, dai passi degli operai e dalle luci accese fino a tardi. Materie grezze entravano da una parte e ne uscivano trasformate, mentre la fabbrica continuava a respirare senza mai fermarsi. Poi, lentamente, tutto si è spento. Sono rimasti grandi capannoni vuoti, corridoi invasi dalla polvere e finestre attraverso cui la natura ha ricominciato a entrare. Le macchine sono scomparse, ma sulle pareti restano ancora segni, numeri e tracce di vite trascorse qui dentro. Oggi questo luogo non produce più nulla. Eppure, quando la luce attraversa le stanze abbandonate, sembra che il tempo torni per un istante a mettersi in movimento.